All’UNAMSI il 10° Premio San Martino

L’Istituto Assistenza Anziani di Verona ha assegnato all’ UNAMSI il 10° Premio San Martino. La premiazione è avvenuta nell’Auditorium Biblioteca Zanotto, presso l’Abbazia di San Zeno, dove la Presidente dell’Istituto veronese, On. Anna Maria Leone ha consegnato al Presidente Francesco Brancati una medaglia d’argento con l’effigie del Santo e lo stemma dell’Istituto.
Il riconoscimento, assegnato tra gli altri in passato alla Fondazione Giuseppe Toniolo, alla Croce Verde, alla Società Italiana di Cure Palliative, è stato dato all’UNAMSI per l’impegno continuo nello stimolo alla corretta divulgazione medico-scientifica, attuato con diverse iniziative quali Corsi di Aggiornamento, Borse di studio, Premi Giornalistici. E proprio ‘La corretta Informazione Medico-Scientifica’ è stata il tema della Relazione tenuta dal Presidente Brancati.
Alla cerimonia era presente il sindaco di Verona Flavio Tosi, che ha ricordato anche la sua esperienza come assessore regionale alla Sanità. “La materia sanitaria è delicata – ha detto – Bisogna conoscerla bene, fare una buona divulgazione, che non crei inutili allarmismi e magari porti le persone a fare esami inutili. Anche nei sospetti casi di malasanità è meglio aspettare e informarsi bene, piuttosto che sbagliare. Si può far polemica in tutti gli altri campi, ma in quello medico scientifico ci vuole la massima serietà”.
”Essenziale per chi scrive di salute, ancor più che per gli altri giornalisti – ha detto tra l’altro Brancati – è la verifica delle fonti e della loro attendibilità. Fermo restando che la speranza per i malati è legittima, non bisogna illuderli, ma raccontare i fatti, nel modo più oggettivo possibile”.
Durante la tavola rotonda, moderata dalla giornalista dell’Arena, Elena Cardinali, cui hanno partecipato oltre a Brancati, il Procuratore di Verona, Mario Giulio Schinaia e il professor Domenico De Leo, del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Università degli studi Verona, si è molto insistito sul tema del gran numero di denunce che i medici ricevono, con qualche responsabilità da parte della stampa.
”Casi di malasanità esistono – ha ammesso Schinaia – ma sono pochi. Ad aumentare esponenzialmente il numero delle cause è l’eccessiva litigiosità, che dipende anche da un’informazione scientifica che ci porta a pensare di essere immortali, che per ogni patologia ci sia una cura, ma non è così”. Infatti le reali condanne sono una percentuale esigua. “Ma spesso sui giornali si dà molto risalto alle denunce – ha concluso il professor De Leo – mentre solo un trafiletto viene concesso alle assoluzioni. Un buon giornalismo deve essere corretto”.

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