A Giuseppe Curigliano la prima edizione dell’“Umberto Veronesi Memorial Award”

E’ il Direttore della Divisione ‘Sviluppo Nuovi Farmaci per Terapie Innovative’ dell’IIEO.“Gli innovatori sono sempre dei rompiscatole, ci diceva il Professore – ricorda l’oncologo –  perché si fanno delle domande, cercano delle riposte, e così facendo cambiano il modo di vedere le cose”. Dedica la  Award Lecture al tema dell’Immunoterapia, nuova frontiera della cura del cancro, che vede i nuovi farmaci immunoterapici “cambiare le ‘regole d’ingaggio’ dei linfociti contro il tumore, senza porre limiti alle loro capacità di attacco e di difesa”.

MILANO – E’ stato attribuito a Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione ‘Sviluppo Nuovi Farmaci per Terapie Innovative’ dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) il primo ‘Umberto Veronesi Memorial Award’. Ad assegnarglielo, a Vienna, nell’ambito della 15esima St. Gallen International Breast Cancer Conference, la conferenza più importante a livello internazionale per il trattamento del tumore mammario in stadio precoce è stata la European School of Oncology (ESO), a quattro mesi dalla morte dell’oncologo suo fondatore. La motivazione: “per “riconoscere il ruolo primario di un medico nel progresso della scienza e la cura delle pazienti con tumore del seno”.
Quarantotto anni, nato in Canada da immigrati italiani, Giuseppe Curigliano si è laureato in Medicina presso l’Università Cattolica di Roma e si è specializzato negli Stati Uniti, alla Columbia University di New York. Rientrato in Italia, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’ Università di Pisa, per poi approdare allo IEO nel 1999. Qui ha iniziato la sua carriera come assistente della Divisione di Farmacologia Clinica, per arrivare alla posizione di Direttore di Divisione nel 2013.
“Sono onorato di ricevere il primo Premio al mondo intitolato al Professor Veronesi – ha commentato Curigliano-. L’eredità intellettuale per la lotta tumore al seno che Veronesi ha lasciato all’IEO e a tutta la comunità medico-scientifica internazionale è ben nota. A noi oncologi medici in particolare ha insegnato a rifiutare i dogmi e a porci sempre dei dubbi per innovare sistematicamente l’approccio alle cure. L’immunoterapia, in cui il Professore ha creduto sin dagli albori, è un esempio di una nuova concezione di trattamento, che potrebbe rivoluzionare anche la prevenzione dei tumori e per questo ho accettato di dedicare la mia Award Lecture proprio a questo tema. Basti pensare al potenziale ruolo dei vaccini nelle precancerosi e nei tumori mammari in stadio precoce. Gli innovatori sono sempre dei rompiscatole, ci diceva il Professore, perché si fanno delle domande, cercano delle riposte, e così facendo cambiano il modo di vedere le cose. Innovare per andare oltre e per vedere meglio. Questo è il motivo per cui decise di chiamare la Divisione che io dirigo: ‘Nuovi Farmaci per terapie innovative'”.

La Lecture
Nella guerra al cancro i nuovi farmaci cambiano le ‘regole d’ingaggio’ ai linfociti
E nella sua Lecture, intitolata ‘Immunotheraphy for breast cancer Hype or Hope?’ (Immunoterapia per il tumore del seno, pubblicità o speranza?) ha sottolineato il fatto che questa concezione di trattamento sta rivoluzionando l’approccio alla cura del cancro. “Le cellule tumorali – spiega – proliferano per effetto di mutazioni genetiche che ne sostengono la capacità di proliferare e di evadere i ‘check-point’ del sistema immunitario; si ‘mimetizzano’ e sono poco riconoscibili ai linfociti, guardie armate deputate a identificare le cellule anormali (‘non self’ o estranee), ingaggiate e addestrate per eliminarle. I nuovi farmaci immunoterapici (immune-checkpoint inhibitors) potenziano le capacità di risposta immunitaria al cancro, rendono più attivi i linfociti e riducono la capacità delle cellule tumorali di mimetizzarsi. In una sola parola cambiano le ‘regole di ingaggio’ dei linfociti senza porre limiti alle loro capacità di attacco e difesa. Nessuno dei nuovi farmaci agisce direttamente sui tumori, piuttosto aumenta le capacità di reazione del nostro sistema immunitario contro ‘il nemico cancro’ e riduce tutti i meccanismi che il tumore mette in atto per mimetizzarsi e quindi confondersi con i tessuti sani. I nostri studi in IEO, in collaborazione con i colleghi francesi e del Qatar, hanno identificato quali mutazioni del tumore mammario rendono più riconoscibili le cellule tumorali all’azione del sistema immunitario. Sono studi fondamentali per consentire di selezionare meglio i pazienti con tumore mammario sensibili all’immunoterapia, pilotando, potenziando e mantenendo la memoria della risposta immunologica”.

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