E’ morto Giorgio Brunelli, grande ortopedico, pioniere mondiale della microchirurgia

A lui l’UNAMSI conferì il ‘Premio Ippocrate’, che ricevette dalle mani del Presidente Bruno Pieroni nel corso della Serata di Natale del 2003 al Circolo della Stampa di Milano. Ecco il ricordo che ne dà la moglie Luisa Monini, essa stessa specialista in Ortopedia e Traumatologia oltre che giornalista scientifica dell’UNAMSI

BRESCIA – Il 29 settembre Giorgio Brunelli ci ha lasciato.
Ogni campo, ogni disciplina ha i suoi Maestri.
Chirurgo eclettico, Brunelli rimarrà nella storia della Medicina perché grande ortopedico, pioniere mondiale della microchirurgia, ricercatore appassionato del Sistema Nervoso Centrale e della sua plasticità.Professore emerito di Ortopedia e Cattedra di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia, Univ. Brescia, fino al 1997; più di 25.000 operazioni. 3.500 di cui in microchirurgia
• Autore di 466 articoli su previewed journals, 30 capitoli, 10 libri di testo
• Distinto Prof. Philadelphia Univ.; Dr.hon.causa Univ. di Wroslaw, PL.
• Membro dell’Accademia delle scienze, New York, Stati Uniti.
• Membro fondatore: International Society for Reconstructive Micro-surgery, International Society of Microchirurgia, Gruppo francese d’Etude des Nerfs, Società italiana di chirurgia della mano, Società italiana di microchirurgia, Società europea di ricerca in microchirurgia. Membro fondatore World AMN, Society for Clinic Neuromusicology.
• Fondatore della Fondazione Giorgio Brunelli per la ricerca sperimentale sulla riparazione e rigenerazione del midollo spinale.

Quando Rita Levi Montalcini lo candidò al Nobel
L’ intelligenza, non solo nelle derive estreme proprie del genio, è una qualità che spesso si declina nei modi più disparati ed impensabili.
Così è stato per Giorgio Brunelli, ortopedico e microchirurgo di fama internazionale, pioniere in svariati campi della chirurgia ortopedica, della microchirurgia ed implantologia, sino ad arrivare dalla ricerca applicata a quelle di base nella cura delle lesioni del midollo spinale.
Un’ attività, quella di Brunelli, riconosciuta ed apprezzata a livello internazionale tanto da ricevere attestati di stima da premi Nobel come Rita Levi Montalcini che lo candidò al Premio Nobel per la Medicina per i contributi dati alla ricerca di base e applicata nella conoscenza del S.N.C.. Infrangendo i luoghi comuni che volevano il cervello organo di pertinenza solo di pochi eletti (neurologi, anatomici, neurochirurghi, fisiologi e pochi altri), “Brunelli ha dimostrato”, sosteneva Montalcini, “quanto in passato realmente si sapeva poco sull’enorme plasticità neuronale e la possibilità di trarne vantaggio”.

La carriera
Una carriera chirurgica ed accademica fulminea: primariato a 35 anni, docenza e cattedra universitaria nel 1971. Ma di Brunelli colpisce soprattutto l’attività chirurgica pioneristica come l’esecuzione delle prime protesi totali d’ anca in Italia nel ‘63 e la microchirugia introdotta in Italia nel ‘65 e per la quale fu nominato uno dei 5 pionieri mondiali. Ma anche i primi interventi di chirurgia del plesso brachiale nel ‘72, il primo reimpianto totale di arto in Europa nel ‘73. Negli anni ’80 si impegnò nella ricerca sperimentale per tentare di guarire le lesioni del midollo spinale e le paraplegie. Per questo Costituì la Fondazione per le lesioni del Midollo Spinale e iniziò una laboriosa quanto difficilissima ricerca sull’anatomia e fisiologia del midollo spinale e sulle possibilità di riparalo una volta leso che nel giro di pochi anni lo portò a formulare ipotesi chirurgiche per connettere direttamente il midollo ( bypassando la sua stessa lesione) e collegando il Sistema Nervoso Centrale a quello periferico.
Una intuizione felice che si trasformò per alcuni giovani che avevano coscientemente deciso di affrontare un intervento che non aveva precedenti, nella possibilità di tornare a camminare anche se in modo rudimentale.
Le ultime ricerche di Brunelli hanno aperto nuovi scenari nel mondo delle Neuroscienze ipotizzando la plasticità cerebrale per multipli singoli neuroni sparsi nella corteccia cerebrale e non per aree.

Luisa Monini

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