Demenze: bellissimo il ‘Piano Nazionale’, risorse allocate zero

2016: il Governo olandese investe nel Piano Nazionale Demenze 32 milioni di euro nell’arco di quattro anni, con la partecipazione di denaro pubblico e privato. 2014: il Governo italiano vara il Piano Nazionale Demenze investendo, a tutt’oggi, zero denaro. Delle due realtà si è parlato al convegno “Ricordati di me: dalla ricerca medico scientifica alle comunità amiche delle persone con demenza” organizzato a Milano dalla Federazione Alzheimer Italia per la XXIII Giornata Mondiale e il V Mese Mondiale Alzheimer. Al convegno la medaglia del Presidente della Repubblica. A cinque giornalisti (nella foto) la consegna del premio, cui ha collaborato UNAMSI, dal titolo “Alzheimer: informare per conoscere – Cura, Ricerca, Assistenza”

MILANO – “The dyke against dementia”(L’argine contro la demenza, ndt)”.

Così Philip Scheltens, professore di Neurologia Cognitiva alla VU University Medical Center di Amsterdam e professore onorario allo University College di Londra, definisce il Piano Nazionale Demenze olandese (Deltaplan Dementia) da lui promosso: 79 progetti suddivisi fra Ricerca, Modelli di assistenza innovativi, Innovazione sociale. “Fulcro del programma è diffondere la consapevolezza della malattia, da qui l’idea di costituire una rete di amici della demenza: negozi, esercizi pubblici, luoghi di ritrovo in cui un malato di demenza venga accolto come una persona amica”.
“L’Italia ha un bellissimo Piano Nazionale Demenze, peccato che non abbia ancora ricevuto un soldo di investimento” commenta Claudio Mariani, professore ordinario di Neurologia all’Università degli Studi di Milano e direttore Unità di Neurologia all’Ospedale Sacco di Milano.

Fattori protettivi e fattori di rischio
L’esperto si è poi soffermato sui fattori protettivi (quelle condizioni che contribuiscono a rallentare il declino mentale, come attività mentale e fisica) e fattori di rischio (che invece accelerano il declino mentale). Soluzione? Sensibilizzare la popolazione a ridurre il più possibile l’esposizione ai fattori di rischio, promuovendo parallelamente l’esposizione ai fattori protettivi.
E tra i fattori di rischio spicca la condizione di solitudine della persona affetta da demenza e della sua famiglia. “La malattia, infatti, da una parte impone al malato e al caregiver (chi lo assiste) uno stile di comportamento che riduce i contatti sociali e, dall’altra, anche la comunità tende ad assumere atteggiamenti di lontananza, non sempre dovuti a disinteresse ma ad imbarazzo, ritrosia, incertezza” afferma Marco Trabucchi, professore ordinario di Neuropsicofarmacologia all’Università Tor Vergata di Roma, direttore scientifico Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia e presidente Associazione Italiana di Psicogeriatria. “Per questo è fondamentale sviluppare una cultura della solidarietà, che creda fermamente nel valore della relazione, perché nessuno può rialzarsi, proteggersi e riscaldarsi da solo”, sostiene.

Ma qualcosa si sta muovendo
Un passo importante in questa direzione viene dal primo progetto in Italia di Comunità amiche delle persone con demenza (Dementia Friendly Community), ideato dalla Federazione Alzheimer Italia in collaborazione con la Fondazione Golgi Cenci, l’ASP Golgi Redaelli, l’Associazione Italiana di Psicogeriatria, il Comune di Abbiategrasso e la ASST Ovest Milanese. Il progetto è basato su un protocollo messo a punto in Gran Bretagna dall’Alzheimer’s Society.
La Federazione Alzheimer ha individuato in Abbiategrasso, vicino a Milano, la città ideale per questo progetto pilota. “Significa rendere partecipi tutta la popolazione, le istituzioni, le associazioni, le categorie professionali per creare una rete di cittadini consapevoli che sappiano come rapportarsi alla persona con demenza” spiega Antonio Guaita, direttore Fondazione Golgi Cenci. “La scommessa non è creare nuovi servizi per i malati, ma trasformare alcuni aspetti cruciali della vita normale di una comunità cittadina per renderli fruibili da parte dei residenti colpiti da demenza. Il programma è quindi realizzare un’esperienza sperimentale ma riproducibile, in grado di misurare i risultati dell’intervento”.
Perché proprio Abbiategrasso? Risponde Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia.”Abbiamo scelto Abbiategrasso perché è una città con una forte identità e a misura di cittadino. Con i suoi 32.000 abitanti, di cui 600 con problemi cognitivi, si situa alle porte di Milano eppure non può essere definita come semplice periferia di una grande città: chi vive ad Abbiategrasso partecipa e condivide la vita dell’intera comunità”.
E’ d’accordo con questa affermazione Pierluigi Arrara, sindaco di Abbiategrasso. “La mia speranza è una comunità in cui i deboli e i forti si sostengano, in cui ciascuno trovi il suo posto, in cui ci si aiuti a superare i momenti difficili”.

Il Premio Giornalistico
Il convegno si è concluso con la consegna del 5/a edizione del Premio giornalistico ‘Alzheimer: Informare per conoscere – Cura, Ricerca, Assistenza’, alla cui realizzazione ha collaborato l’UNAMSI. I giornalisti premiati (nella foto) sono stati Rossella Briganti (‘Starbene’), Elisa Buson (‘Ok Salute e Benessere’), Lucas Duran (‘Radio Vaticana’), Flavio Pagano (‘donnamoderna.com’), Maria Pirro (‘Panorama’).

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