L’infarto va battuto sul tempo

Riparare il cuore rapidamente può salvare la vita. Oggi una rete Web permette di arrivare direttamente in sala operatoria saltando tutte le attese evitabili

MILANO – La rete informatica, battezzata “IMA WEB”, (dove IMA è acronimo di Infarto Miocardio Acuto) copre oggi il 95% del fabbisogno di emergenza-urgenza cardiaca del nostro Paese. Questa rete accelera i ricoveri e i trattamenti angioplastici salvavita di chi chiama il 118. Il progetto è stato promosso dalla Società italiana di Cardiologia invasiva (GISE) e realizzato in collaborazione con la Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza (SIMEU) e, ovviamente, con il 118.
L’infarto, infatti, è la principale causa di morte della popolazione adulta nei Paesi europei (all’origine del 30% dei decessi, oltre la metà dei quali avviene prima dell’ospedalizzazione). E’ quindi importantissimo rendere più rapida l’ospedalizzazione poiché “Ridurre i tempi significa ridurre la mortalità”, afferma Sergio Berti, presidente GISE.

Intervenire entro 90 minuti con l’angioplastica

“È stato ampiamente dimostrato come il modo migliore per salvare la vita di una persona colpita da infarto al cuore – spiega il professor Berti – sia intervenire entro 90 minuti dall’evento con una riperfusione mediante angioplastica coronarica”. Detto più semplicemente, è fondamentale ripristinare la circolazione del sangue nell’arteria che è stata occlusa dal trombo. E questo viene fatto con l’impiego di un catetere a palloncino che ‘spazza’ l’interno dell’arteria, e poi, installando uno stent nella zona della strozzatura, cioè una reticella che mantiene l’arteria ben libera.

I vantaggi della rete

“Per ridurre il tempo di intervento è necessario un lavoro di squadra tra il 118, che riceve la segnalazione dell’evento cardiaco, i pronto soccorso, le cardiologie e i laboratori di emodinamica, che devono interagire tempestivamente e rapidamente tra loro”, afferma il professor Antonio Marzocchi, del Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna, ideatore e coordinatore del progetto. Questo compito oggi spetta alla rete telematica IMA WEB, che permette al malato, dopo il trasporto in ambulanza, di accedere direttamente alla sala operatoria, saltando le rituali procedure di triage e accettazione del pronto soccorso.

Regola d’oro: mai pensare “non può capitare a me”

Se provi un forte dolore al torace, prolungato, insorto a riposo, intenso – come una “morsa” al petto – non attendere che ti passi. L’infarto non si manifesta sempre con il più conosciuto dolore al braccio, ma può coinvolgere lo stomaco, la spalla, il collo, la mandibola, anche la schiena tra le scapole. Talvolta, specie negli anziani, nelle donne e ancor più nei diabetici può esordire in modo subdolo con una “semplice fame d’aria o affanno improvviso”: non cercare di autodiagnosticare un eccesso alimentare o un fantomatico colpo d’aria, chiedi rapidamente aiuto al 118. Chiama subito il 118 Non aspettare l’arrivo di un familiare, non chiedere a un vicino di accompagnarti all’ospedale, non cercare un taxi. L’ambulanza, con il personale specializzato, è l’unica e più rapida soluzione.

Lo stile di vita può diminuire il rischio

Fumi, hai colesterolo e trigliceridi alti, la pressione elevata, sei una persona con diabete, sei sovrappeso o persino obeso, sei pigro e ti muovi poco, hai familiari che hanno già avuto un infarto? Sei una persona a rischio! Non attendere l’infarto, evitalo modificando il tuo stile di vita. Soprattutto, se negli ultimi giorni o mesi hai avuto dolore al petto (angina), anche se ti è passato rapidamente, in pochi minuti, consideralo un campanello d’allarme. Contatta il tuo medico di famiglia o il cardiologo.

Maurizio Maria Fossati

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