Unione Europea, paure sulla sicurezza dell’assistenza sanitaria

   EUROPEI PREOCCUPATI per la sicurezza delle cure ricevute in ospedale o sul territorio. Il 53% dei cittadini dell’UE considera, infatti, probabile subire danni a seguito delle cure ospedaliere ricevute nel proprio paese e il 50% ritiene di essere a rischio anche per prestazioni sanitarie ricevute in case di cura private e negli ambulatori di medicina generale.

E’ la fotografia scattata da Eurobarometro nel report “Patient safety and quality of healthcare”, sulla valutazione dell’affidabilità dei percorsi assistenziali sanitari, espressa dagli abitanti dei 28 paesi membri dell’Unione europea.   Eurobarometro è uno strumento utilizzato dalla Commissione Europea per sondare l’opinione dei cittadini dell’Unione su diversi aspetti della vita sociale, in questo caso sull’assistenza sanitaria. L’indagine voluta da Buruxelles è stata condotta intervistando circa 28.000 europei dei 28 stati membri e ha avuto l’obiettivo di valutare i cambiamenti intervenuti dal 2009 dopo la promulgazione delle Raccomandazione del Consiglio Europeo sulla sicurezza dei pazienti.   L’Italia come si posiziona nella  classifica europea? Non bene: la situazione del Belpaese, stando alle risposte fornite dai 1.019 italiani intervistati,  è peggiore della media europea, dato che  il 57% dei connazionali considera l’ospedale un luogo pericoloso per ricevere cure e una percentuale identica estende il rischio dell’assistenza sanitaria anche ai presidi territoriali, privati e pubblici.   L’analisi di Eurobarometro mette il luce un peggioramento delle percezione del rischio rispetto al 2009, anno in cui il 50% degli europei considerava rischiose le cure ospedaliere e il 46% quelle extraospedaliere. Ma lo studio evidenzia anche una grande variabilità fra i diversi paesi UE: si va da un timore quasi generalizzato riscontrato a Cipro, in cui l’82 per cento dei cittadini considera il ricovero nosocomiale un rischio e il 75% è sicuro di avere un danno anche con le cure extraospedaliere, a un “paradiso” sanitario, si fa per dire, in Austria, paese che gode della massima stima per quanto riguarda le cure erogate nei suoi nosocomi, considerati a rischio solo dal 21% dei cittadini, e per quanto attiene anche  all’assistenza territoriale, considerata potenzialmente pericolosa dal 33% degli abitanti.   “Tra l’8 e il12% dei pazienti ricoverati in ospedale in Europa – si legge nel rapporto – subisce un evento avverso, come un’ infezione associata all’assistenza sanitaria (approssimativamente il 25% dei casi). Ogni anno nella Unione Europea circa 4,1 milioni di pazienti hanno una infezione ospedaliera e almeno 37.000 di loro muoiono per le conseguenze. Tuttavia il 20-30% delle infezioni nosocomiali potrebbe essere evitato applicando programmi intensivi di igiene e controllo delle infezioni”. C’è dunque, secondo gli esperti di Eurobarometro, un ampio margine di miglioramento nella sicurezza dell’assistenza sanitaria europea.   Eppure, dati alla mano, solo il 13% degli italiani dichiara di avere direttamente subito un danno o che ciò sia accaduto a un famigliare (38%). E anche in Europa il timore è maggiore della reale esperienza di danno, avvenuta direttamente al  27% dei cittadini intervistati e al 46% dei loro famigliari. Migliora, secondo Eurobarometro, la percentuale di segnalazioni di eventi avversi da parte dei cittadini: in Italia lo fa il 42% degli intervistati e in Europa il 46% (un incremento rispettivamente del 15% e del 19% dal 2009 a oggi).   Ma la forbice tra Italia e Europa si allarga significativamente quando si vada ad analizzare la qualità della sanità:  mentre il 71% dei cittadini europei afferma che la qualità della sanità nel loro paese è buona, nel nostro Paese tale percentuale scende al 56% e il 35% ritiene che la propria sanità sia peggiore rispetto agli altri paesi.   Il 41% dei cittadini italiani rispetto al 53% del resto d’Europa ritiene che uno dei criteri più importanti per definire la qualità sia avere dei medici ben preparati, il 36% rispetto al 40% degli europei considera rilevante fornire cure efficaci, mentre il 23% rispetto al 25%, definisce importante poter disporre di apparecchiature sanitarie moderne. Colpisce la questione del rispetto della dignità del paziente che viene percepita come un importante criterio di qualità dell’assistenza sanitaria dal 31% dei cittadini italiani rispetto al 24% degli europei.   La freddezza apparente dei numeri cela  dinamiche sociali che devono essere attentamente valutate da tutti gli stakeholders della sanità, giornalisti inclusi.  Infatti, lo scollamento tra la percezione del rischio legato all’assistenza sanitaria e il danno effettivamente avvenuto (che riguarda gli italiani per una quota inferiore a meno della metà della media europea)  se da una parte rappresenta tutto sommato una conferma della qualità delle cure made in Italy, dall’altra fa sorgere una domanda: che peso ha sul convincimento delle persone il ruolo dell’informazione? Quanto incidono, cioè, i ripetuti servizi sulla malasanità, e quanto potrebbe, invece, influire pubblicare un maggior numero di  “pezzi” sulla sanità “buona”, quella che giornalmente salva migliaia di vite?  Non è, insomma, un obbligo vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto.   Leggi: http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/eb_special_419_400_en.htm#411

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