L’olio di palma? Non fa più male del burro

Lo affermano 24 esperti italiani, otto appartenenti al mondo dell’Università e della ricerca e al Cnr, sedici in rappresentanza di società scientifiche nazionali, in un report pubblicato il 31 gennaio su ‘International Journal of Food Sciences and Nutrition’

MILANO – L’olio di palma?  E’ da considerarsi al pari di altri oli o grassi ricchi di acidi grassi saturi, come il burro, e non fa male se consumato nell’ambito di una alimentazione equilibrata. E non esistono evidenze che lo colleghino al rischio di cancro. A irrompere nel mare magnum delle polemiche, soprattutto italiane, sui presunti danni alla salute provocati dall’impiego dell’olio di palma nell’industria alimentare, evocati da informazioni imprecise moltiplicatesi sul web e spesso prive di solide basi scientifiche, è proprio la scienza, e con la forza dei suoi dati.
Le risposte arrivano da un report pubblicato il 31 gennaio su ‘International Journal of Food Sciences and Nutrition’ e sottoscritto da 24 fra i massimi esperti italiani, otto dei quali appartenenti al mondo dell’Università e della ricerca e al Cnr e altri sedici in rappresentanza di società scientifiche nazionali: dalla Società Italiana di Medicina Generale (Simg) alla Società Italiana di Diabetologia (Sid), dalla Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi (Sisa) all’Associazione Italiana Specialisti in Scienza dell’Alimentazione (Ansisa).
Il tema, dicono gli esperti, è stato trattato male dagli organi di informazione, lasciato soprattutto alle notizie incontrollate apparse sul web. Notizie che hanno immancabilmente orientato i consumatori e indotto molte aziende a sostituire l’olio di palma. Ma non sempre la sua sostituzione ha garantito un miglioramento del prodotto.

Una giornata di studio con i massimi esperti italiani
“In questo contesto ‘NFI-Nutrition Foundation of Italy’ – spiega il suo presidente Andrea Poli (nella foto) – ha coordinato una giornata di studio coi rappresentanti delle Società Scientifiche nazionali interessate ai risvolti medici e nutrizionali. E il report dell’incontro pubblicato sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition, raccoglie le conoscenze attuali, basate sull’evidenza, sul rapporto tra impiego alimentare dell’olio di palma e salute umana”.
Vi si afferma che gli effetti dell’olio di palma sulla salute sono da considerarsi come quelli di altri oli o grassi ricchi di acidi grassi saturi, come l’olio di cocco o il burro, il burro di cacao e molti altri. I dati pubblicati dalla letteratura scientifica non forniscono evidenze che esso sia correlato al rischio cardiovascolare in modo diverso da altri grassi con simile composizione.

La sua sostituzione non è necessariamente utile per la salute
Quindi, considerare un prodotto senza olio di palma “come intrinsecamente migliore rispetto a un prodotto con olio di palma non è corretto”. E le alternative mostrano alcuni svantaggi: il burro di cacao è costoso; i grassi animali tendono ad accrescere il colesterolo Ldl; i grassi trans (negli oli vegetali parzialmente idrogenati, come le margarine) sono molto dannosi per la salute; l’olio di girasole e l’olio d’oliva non sono spesso indicati per il sapore troppo marcato  o per l’instabilità di alcuni componenti insaturi.

Non ci sono evidenze sul rischio di cancro
Gli esperti rilevano anche anche che non ci sono dati epidemiologici sulla possibile relazione tra consumo di olio di palma e rischio di cancro, nell’ambito di una dieta equilibrata. E concludono che, in generale, il consumo di alimenti ad alto contenuto di grassi va limitato, soprattutto nei bambini. Il limite del 10% delle calorie da saturi, nell’ambito di una dieta equilibrata, suggerito delle linee guida nazionali e internazionali, rimane tra le indicazioni generali a cui fare riferimento.
In Italia le principali fonti di grassi saturi sono, nell’ordine, i formaggi, l’olio d’oliva, le carni lavorate. Il consumo di acidi grassi saturi da olio di palma è – in media – pari a 3,09 g/giorno per gli adulti e a 4,78 g/giorno per i bambini. E non ci sono evidenze che indichino che questo livello di consumo di olio di palma sia di per sé dannoso.

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