Dormire bene è un sogno possibile

La Giornata mondiale del sonno, il 18 marzo, vuole sottolineare l’importanza del buon riposo. Solo così si attivano i processi psico-fisici che rigenerano l’organismo. Al contrario, l’insonnia riduce le difese immunitarie, mina la memoria, la volontà e può portare alla depressione

MILANO – "Dormire è necessario come bere e mangiare". Sono le parole del neuroscienziato Russel Foster, direttore dell’Istituto del Sonno e delle Neuroscienze circadiane della prestigiosa Oxford University. Sì, perché col sonno si mettono in moto quei processi fisici e psichici che "rigenerano" l’organismo. Al contrario, la carenza di riposo può disturbare i processi di crescita, ridurre le difese immunitarie, incidere negativamente sull’equilibrio psico-fisico e diminuire la capacità di concentrazione e di ragionamento. Anche la memoria e la volontà possono essere minate dalla veglia eccessiva, fino a portare alla depressione, ma anche a malattie come le cardiopatie e il diabete. Ecco quindi che la World Association of Sleep Medicine promuove dal 2008 la "Giornata Mondiale del Sonno", una ricorrenza che vuole sottolineare l’importanza del dormire bene e a sufficienza. Quest’anno la giornata cade il 18 marzo e lancia lo slogan: "Il buon sonno è un sogno raggiungibile". Dormire bene, quindi, non è un miraggio, ma un obiettivo. Possiamo raggiungerlo con qualche accorgimento o, se non ce la facciamo da soli, rivolgendoci a un Centro di medicina del sonno. Dormire, infatti, fa bene alla salute, alla mente e migliora i rapporti relazionali. Uno studio dell’Università della California ha dimostrato che migliora anche i rapporti di coppia. La carenza di sonno, infatti, contribuisce a innescare tensioni e litigi nelle relazioni sentimentali. L’ideale: otto ore sotto le coperte Bisogna comunque dire che il sonno è un’esigenza soggettiva. Gli stessi medici che consigliano almeno 8 ore di sonno al giorno come ricetta per la buona salute, osservano che ad alcuni individui adulti ne bastano 6. Gli adolescenti, invece, dovrebbero dormire almeno 9 ore per notte. Purtroppo l’ansia, la vita frenetica e qualche problema fisico ce la mettono tutta per rovinarci il sonno. Ecco, quindi, qualche consiglio per favorire il buon riposo notturno. I consigli degli specialisti Innanzitutto dovremmo cercare di mantenere costanti i ritmi di veglia/sonno, coricandoci sempre circa alla stessa ora. Nel contempo dovremmo cercare di evitare di dormire di giorno. E chi proprio non riesce a rinunciare alla classica pennichella, deve impegnarsi a non farla durare più di 45 minuti. Le cene troppo abbondanti sono vivamente sconsigliate. E dovremmo anche limitare gli alcolici che, se all’inizio danno sonnolenza, hanno comunque un effetto eccitante. Anche il fumo sarebbe da evitare. Tè, caffè, bevande a base di Cola e cioccolato sono sostanze eccitanti e quindi, se consumate di sera, contrastano il riposo che, invece, potrebbe essere aiutato da una buona tisana (valeriana, melissa, passiflora, tiglio, camomilla, biancospino) o da un bicchiere di latte tiepido. Prima di coricarsi, è sconsigliata la pratica di attività sportive, che aumentano la temperatura corporea e il livello di adrenalina. Al contrario, un bagno caldo può conciliare il sonno poiché favorisce il rilassamento muscolare. Anche il sesso, che appaga la mente e rilassa i muscoli, concilia il sonno. Per quanto riguarda l’ambiente, si tenga presente che un bel corredo di biancheria pulita e confortevole aiuta il relax. Il materasso non dovrebbe essere troppo morbido: bene quelli ortopedici su un sostegno a doghe. Altrettanto vale per la temperatura che non deve essere né troppo bassa, né troppo elevata (20°C è l’ideale). Per favorire il sonno, la sera sono da evitare le luci troppo intense e fastidiose e i rumori che possono innervosire. Infine, non è più una novità per nessuno il fatto che usare il computer, il tablet, lo smartphone e altri strumenti simili a "luce azzurra" prima di dormire, attiva il cervello, eccita la mente e certamente allontana Morfeo. L’ideale sarebbe sempre "staccare la spina col mondo" un po’ prima di coricarsi. Le pericolose apnee notturne Il più pericoloso killer del "buon sonno" si chiama Osas, che sta per "Obstructive Sleep Apnea Syndrome", cioè sindrome delle apnee ostruttive nel sonno. Chi soffre di Osas è soggetto a episodi ripetuti di completa o parziale ostruzione delle vie aeree superiori. Le apnee nel sonno riducono l’ossigenazione arteriosa con possibile aumento dell’anidride carbonica nel sangue e determinano uno sforzo respiratorio con possibili variazioni della frequenza cardiaca e aumento dei valori della pressione arteriosa, sia sistemica, sia polmonare. Si rischia l’insorgenza di ipertensione, aritmie e infarti. I sintomi sono il russamento abituale, pause respiratorie nel sonno, risvegli con sensazione di soffocamento, sonno agitato, nicturia, e, in misura minore, sudorazione notturna eccessiva. Ma le conseguenze ce le ritroviamo anche di giorno, chi dorme male, infatti, il giorno dopo si ritrova stanco e con la sensazione di sonno non ristoratore, soffre spesso di cefalea e di sonnolenza. Il ruolo dell’odontoiatra “Secondo il Ministero della Salute – dice Gualtiero Mandelli, specialista in Ortodonzia e Pediatria -, l’approccio diagnostico ai disturbi del sonno e in particolare alla Sindrome delle apnee ostruttive (Osas) è multidisciplinare e l’odontoiatra può e deve avere un ruolo importante come ‘sentinella diagnostica’, provvedendo alla presa in carico terapeutica del soggetto. Molte persone vanno dal dentista almeno una volta all’anno per igiene orale o per terapie. Per questo motivo gli odontoiatri hanno la possibilità di intercettare precocemente i segni e sintomi dell’Osas. Allo stesso tempo, possono valutare se il paziente presenta le indicazioni per essere curato con specifici dispositivi orali. La terapia chirurgica ha come obiettivo la rimozione dei fattori ostruttivi respiratori nei distretti d’interesse otorinolaringoiatrico. Con la chirurgia orofaringea si ottiene il rimodellamento, sia a livello delle tonsille palatine, sia nella regione del velo palatino. La chirurgia ipofaringea ha, invece, la finalità di ampliare lo spazio aereo posteriore”. Maurizio Maria Fossati – QN Salute, 6 marzo 2016

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