Intervista al Presidente Nicola Miglino
di Claudio Rossetti
Al termine del triennio della sua presidenza, abbiamo chiesto a Nicola Miglino di commentare per i soci di Unamsi i fatti salienti dell’attività dell’Associazione nel corso di questa gestione
Un aspetto rilevante, che sottolinea la strategia di Unamsi in questi ultimi tre anni, riguarda l’impegno nell’organizzazione di corsi per i soci che hanno garantito crediti formativi. Su quali temi tu e il Direttivo vi siete orientati e con quali obiettivi?
Ho avuto la fortuna di iniziare il mio mandato in coincidenza con il riconoscimento di Unamsi come ente terzo formatore da parte dell’Odg. In questi tre anni abbiamo promosso 10 corsi accreditati, tutti gratuiti, per un totale di 24 crediti erogati e 411 partecipanti complessivi. Uno sforzo gigantesco, per il quale ringrazio i consiglieri, la segreteria e, ovviamente, tutti coloro che vi hanno aderito. Abbiamo toccato i temi più caldi, dai vaccini, al rischio di estinzione del Ssn, dalla robotica al servizio della medicina sino ai nuovi linguaggi da utilizzare con l’avanzamento della ricerca in oncologia. Tutto cambia rapidamente e dobbiamo essere pronti a cogliere questo mondo in movimento.
Unamsi è ritornata ad avere un positivo equilibrio economico. Quali sono le voci che hanno contribuito ad ottenere questo risultato?
All’inizio del triennio abbiamo dovuto affrontare spese straordinarie per una modifica dello Statuto che lo rendesse più conforme alle esigenze dell’Unamsi di oggi. Ora tutto è rientrato, grazie alla visibilità ottenuta dall’Associazione che ha fatto avvicinare tanti partner con i quali abbiamo condiviso progetti di alto valore e prestigio.
Unamsi può contare su un Comitato Scientifico di grande valore. Quanto influisce anche questa determinante aggregazione al prestigio e alla promozione dell’Unione?
Non abbiamo voluto un Comitato scientifico fatto soltanto di nomi di eccellenza, ma che ci aiutasse nell’elaborare idee e progetti. Tutti i componenti sono stati coinvolti in riunioni operative di confronto, in corsi di formazione e, perché no, in momenti conviviali che hanno rafforzato il loro legame con l’Associazione e reso più agevole la collaborazione.
È stato fatto molto per far ottenere ad Unamsi una posizione rilevante tra le varie associazioni di giornalismo specializzato ma vi sono ancora degli ambiti da approfondire e migliorare. Quali sono?
Siamo ancora carenti sul fronte delle relazioni istituzionali, in particolare laddove si discutono aspetti cruciali legati alla comunicazione in ambito medico-scientifico. Questa vale sia per il nostro Ordine nazionale, sia per quelli regionali, piuttosto che per il ministero della Salute o l’Aifa. Su questo fronte, c’è ancora parecchio lavoro da fare.
Il mondo dell’informazione in generale e quella scientifica in particolare è in continua evoluzione e mutamento. Si tratta di un processo positivo o, come molti sottolineano, di una nuova dimensione di giornalismo, più disincantata e vicina ad esigenze di promozione?
Il mondo del giornalismo ha subìto, in questi anni, un forte processo di precarizzazione che ha reso più debole la professione. Nessuno si preoccupa di questo, forse perché, a gran torto, i giornalisti vengono considerati dei privilegiati. Non è affatto così e non ci si rende conto di quanto un’informazione fragile renda un Paese meno libero. Vale in tutti gli ambiti e, ancor più, quando ci si occupa della salute: nulla può essere più importante del nostro lettore, soprattutto quando gli raccontiamo come può migliorare il suo stato di salute e di benessere. Bisogna impegnarsi tutti i giorni per difendere questo principio. E non è sempre facile.
L’intelligenza artificiale sta guidando in modo rivoluzionario i rapporti tra uomo e macchine dove queste ultime sembrano prendere il sopravvento. I contenuti editoriali, letterari e giornalistici possono essere realizzati con l’intelligenza artificiale dietro alla quale, almeno fino ad ora, c’è sempre l’umano. Sono necessari strumenti aggressivi e aggiornati per conoscere e gestire questo concorrente e tramutarlo in opportunità. Come Unamsi può aiutare i soci nella gestione di questa epocale trasformazione?
Sarà la principale sfida per chi verrà chiamato a guidare l’Associazione nel prossimo triennio. Ormai l’IA è entrata nelle redazioni ed è un alleato spesso prezioso per il nostro lavoro. Non sono per niente d’accordo con chi dice che ci sostituirà. Si tratta di una macchina che ci consente di andare più veloci, ma la guida deve rimanere saldamente nelle nostre mani, altrimenti lo schianto sarà inevitabile. Serve formazione ed è quello su cui Unamsi dovrà puntare.
Sul mercato compaiono nuovi farmaci dalle formulazioni complesse e dalle proprietà curative molteplici. I pazienti sono disorientati, inondati da informazioni prive di supporto scientifico. Il giornalismo medico d’informazione deve essere una fonte di sicuro e documentato ausilio per il paziente. Ma quale percorso di validazione deve seguire il giornalista scientifico prima di pubblicare un articolo su di un nuovo farmaco o sulle cure per una patologia?
Da sempre, nei suoi percorsi informativi, Unamsi insiste sull’importanza delle fonti, per cercare notizie, ma anche per verificarle. Servono capacità di lettura e interpretazione dei lavori scientifici, nonché di critica. Ricordiamoci che chi per primo aveva previsto, per filo e per segno, il rischio di una pandemia incombente è stato un giornalista, David Quammen: nel suo libro Spillover è impressionante osservare come, sulla base di dati accessibili a tutti, la sola capacità di analisi gli abbia fatto intravvedere cosa sarebbe potuto accadere. Ovviamente, figuriamoci se qualcuno poteva dar retta a un giornalista….
Unamsi ha instaurato un intenso rapporto con Cittadinanzattiva. Il tema della formazione, molto importante per i soci, può ottenere un salto di qualità attivando degli interventi dello stesso genere anche per i pazienti. Aiutandoli, per esempio, a leggere con seri parametri di riferimento gli articoli scientifici. Pensi che questo possa essere anche un nuovo versante per i servizi offerti da Unamsi alla comunità?
Più che un auspicio, è un sogno. Far crescere la cultura scientifica in Italia è un impegno al quale dovremmo essere chiamati tutti, istituzioni per prime. Si dubita dei vaccini, si sospetta su tutto, non ci si riesce ad arrendere ai fallimenti inevitabili della medicina o ad attivare fattivamente per salvare quel patrimonio inestimabile che è il nostro Ssn. Sì, l’Unamsi farà la sua parte e busserà a tutte le porte per trovare compagni di strada affidabili e disponibili su questo fronte.

