Tumore prostata: 36mila nuovi casi l’anno, il 20% di tutti i tumori maschili ma la sopravvivenza è del 91% a 5 anni

Primi risultati dello studio Pros-IT : 100 centri coinvolti e 1.684 soggetti arruolati. Il progetto di monitoraggio in Italia promosso dal CNR e dalla sezione Invecchiamento dell’Istituto di Neuroscienze di Padova

ROMA – Il tumore della prostata è la seconda neoplasia più frequentemente diagnosticata nella popolazione maschile mondiale, e in Italia rappresenta circa il 20% di tutti i tumori negli uomini con età pari o superiore a 50 anni (senza considerare i carcinomi della cute). L’incidenza nel nostro Paese è stimata attorno a circa 36mila nuovi casi all’anno, con valori molto variabili tra le varie regioni: più bassi nell’Italia Centrale e Meridionale rispetto alle regioni Settentrionali, forse per una diversa diffusione nell’utilizzo del test PSA.
Sono questi solo alcuni dei dati emersi dal Pros-IT – il progetto di monitoraggio del tumore della prostata in Italia, promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, coordinato dalla sezione Invecchiamento dell’Istituto di Neuroscienze di Padova, sotto la guida di Gaetano Crepaldi – i cui primi risultati sono stati presentati a Roma nel corso di un incontro dal titolo “I tumori della prostata: lo studio Pros-IT”, il primo di una serie di appuntamenti regionali in cui verranno presentati i risultati della fase di follow-up del progetto.

100 Centri coinvolti e 1684 pazienti. Diagnosi intorno ai 68 anni
“I centri coinvolti nello studio – precisa il prof. Crepaldi – sono stati oltre 100 e i soggetti arruolati 1.684, numeri che hanno superato il campione pianificato di 1.500 pazienti. E da una prima analisi dei dati emerge che oltre la metà dei pazienti proviene dai reparti di urologia, cui afferiscono i pazienti più giovani (tra i 40 e i 45 anni), ma che l’età media della prima diagnosi è intorno ai 68 anni. Anche se i pazienti colpiti hanno un’aspettativa di vita di oltre 10 anni e una buona qualità di vita".
Il progetto, che proseguirà fino a settembre 2017 e che ha il triplice scopo di  “creare una rete di centri urologici, radioterapici e di oncologia medica, colmare un vuoto informativo per programmare meglio l’assistenza ai pazienti e identificare i fattori su cui intervenire per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita”, si prefigge soprattutto di “validare l’ipotesi di ricerca che i profili terapeutici possano avere un’influenza diversa sulla qualità della vita”.

Un tumore frequente ma col 91% di sopravvivenza a 5 anni
“Nonostante l’alta incidenza, la sopravvivenza nei pazienti che hanno avuto una diagnosi di carcinoma prostatico si attesta intorno al 91% a 5 anni dalla diagnosi ed è in crescita”, sottolinea Angelo Porreca, Primario Urologo del Policlinico di Abano Terme, secondo cui, proprio alla luce di questo dato, “nella scelta dei trattamenti, pur restando primario l’obiettivo di massimizzare la sopravvivenza, negli ultimi anni l’attenzione degli oncologi si è rivolta sempre più alla considerazione dell’impatto di ciascuna terapia sulla qualità di vita, sia in generale, sia sulle funzioni specifiche (urinarie, intestinali e sessuali)”. Ad esempio, in caso di malattia poco aggressiva alla diagnosi, con una storia naturale lenta e facile da curare, “dovremo considerare – osserva – terapie che non alterino troppo il benessere del paziente”.
Dai primi risultati del follow up, i pazienti arruolati mostrano uno stato di salute iniziale molto buono: “le prossime analisi – conclude l’urologo di Abano – analizzeranno l’impatto di ciascuna scelta terapeutica sulla qualità di vita e ci aiuteranno a capire, in base a specifici fattori, come l’età e l’aspettativa di vita, se la strada che stiamo percorrendo è giusta”.

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