Quando il dolore nasce dal cervello

Lo stress e il disagio sociale possono causare una sorta di corto circuito cerebrale che produce sofferenza. Mal di testa, di stomaco, di pancia, cervicale, spasmi e contrazioni i problemi più comuni

TORINO – Non esistono malati immaginari quando si prova realmente dolore. Esistono, sì, i cialtroni, i bugiardi. Ma il discorso è completamente diverso: una persona che simula (ma in realtà sta bene), finge di essere ammalato per non andare a lavorare, a scuola o per non affrontare un impegno che vuole evitare. Ben altra cosa è, invece, chi prova realmente malessere e dolore pur non avendo un danno strettamente fisico. "Si chiama ‘dolore psicogeno’ – spiega Paolo Marchettini, responsabile a Milano dei centri di Terapia del Dolore del CDI e dell’ospedale San Raffaele – un dolore che, in assenza di qualunque causa organica viene realmente percepito e accusato dal paziente. Solitamente il dolore psicogeno è associato a una situazione di ansia acuta, quindi si tratta di un malessere reale, ma che nasce e viene alimentato da fattori mentali, emotivi e comportamentali". Neurologi a congresso Di “Dolore neuropatico, dal recettore al dolore centrale”, si parla nel Convegno di Torino, diretto dal neurologo Marchettini, venerdì 23 e sabato 24 ottobre 2015. In definitiva possiamo pensare al dolore di origine psicosomatica come a una sorta di "corto circuito" che scatta nel cervello a causa dello stress e di altri fattori di disagio. Il cervello, che è una sorta di centralina che raccoglie ed elabora le sollecitazioni nervose che arrivano da tutto il corpo, va in corto circuito e si mette a generare per conto proprio alcuni segnali di dolore. In pratica il cervello, "bersaglio" terminale del sistema neurologico, diventa anche la "fonte" del messaggio di dolore. Considerato in questi termini, il "Malato immaginario" di Molière non doveva poi essere così "immaginario". Infatti Argante, protagonista della nota commedia satirica del XVII secolo, era fortemente ipocondriaco e quindi soggetto all’influenza negativa del suo cervello. La psiche: direttore d’orchestra Ma allora, fino a che punto la psiche può condizionare il dolore realmente sentito da una persona? "Nel modo più ampio – sostiene il dottor Marchettini, che proprio in questi giorni arriva in libreria con il "Manuale di medicina del dolore" edito da Publiedit -. Il dolore psicogeno, infatti, è un disagio emotivo che prende la ‘strada del corpo’ e si manifesta con tutta la sua violenza. E quanto più c’è disagio, tanto più può esserci dolore psicogeno, che non è meno reale o distruttivo del dolore originato da altre fonti". La moderna bio-medicina, che studia l’attività del cervello attraverso i fenomeni biochimici della trasmissione neuronale, ci ha allontanato dall’antica divisione cartesiana tra mente e corpo e ci mostra, oggi, che anche i dolori che non dipendono da un danno fisico trovano riscontro nelle indagini sull’attività cerebrale. Il cervello mostra con la sua attività la presenza di dolore anche se manca la "ferita". E il mal di testa, il mal di schiena, la cervicale, il mal di stomaco o i dolori cronici che colpiscono diversi distretti muscolari sono alcune delle manifestazioni più comuni del dolore psicogeno. Gli antidepressivi come arma Le cause? Sono presto dette. Spesso dipendono dal rifiuto sociale, da quello amoroso (mal d’amore), da quello affettivo, dall’esclusione o da altri forti eventi emotivi. Ecco perché nella cura di questo tipo di dolori, che spesso diventano cronici, è importante valutare l’impiego di farmaci antidepressivi e che riducano l’eccitabilità del sistema nervoso. Maurizio Maria Fossati

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