Premi UNAMSI 2017: riconoscimento al prof. Roberto Burioni

MILANO – La sera di lunedì 11 dicembre, in occasione del Natale UNAMSI, è stata consegnata la Targa UNAMSI 2017 per la Medicina a Roberto Burioni. Ecco qui sotto quanto ci ha detto il professore, nel ricevere il riconoscimento:
“Mi sono stupito dell’oscurantismo, della superstizione del negare il progresso. Non dico che non si può discutere perché nella scienza ci sono tante cose su cui si può discutere, ma due più due fa quattro, i vaccini non causano l’autismo. Io mi sono trovato in questa situazione e ho dovuto parlare, ho dovuto far sentire la mia voce e ritengo di aver fatto il mio dovere di padre (perché ho una bambina di 6 anni), di professore, di medico e anche di cittadino. Perché quello che mi ha molto infastidito è quando all’inizio ho sentito persone che parlavano di “due campane”. Proprio “il voler sentire entrambe la campane”. Beh, nella scienza non c’è la par condicio. Ci sono certamente campane e si discute, però alla fine la realtà è una. La realtà è che i vaccini sono i farmaci più sicuri che abbiamo.
La realtà è che grazie ai vaccini non abbiamo più delle malattie terribili. La verità è che grazie alle vaccinazioni nessuno muore più di poliomielite, ma se smettiamo di vaccinare potrebbero tornare a esserci morti. La realtà è che siccome la gente non ha vaccinato abbastanza contro il morbillo abbiamo contato migliaia di casi. La realtà è che siccome la gente non si vaccina più di papilloma, mentre i femminicidi uccidono più di 150 donne all’anno ed è una cosa abominevole, questo virus, che potremmo bloccare con un vaccino sicurissimo ed estremamente efficace, ne uccide più di mille. Ed è veramente un peccato perché sono spesso donne giovani.
Io ritengo che noi medici abbiamo il dovere di parlare ai nostri pazienti, denunciando i cialtroni. E dobbiamo ascoltare tutte le paure. Anche quelle più irreali, perché una persona che ha paura ha un sentimento reale. Per cui da un lato dobbiamo dire di stare zitti ai somari, perché dicono che due più due fa cinque, dall’altra parte a chi ha la paura più insensata noi dobbiamo dare ascolto.
E insieme a questo poi c’è un ruolo fondamentale di voi giornalisti. Purtroppo la scienza è difficile da spiegare e difficile da capire. E’ una verità che non è la verità. E’ un qualcosa che cambia. E’ fatta di uomini che sono avidi, che sono corrotti, che mentono e si comportano male. Però alla fine per quanto non sia tanto, è il meglio che abbiamo. Se uno di noi malauguratamente sta male, ha un infarto e viene portato in ospedale, è la scienza che forse ti salva la vita.
Ed è la scienza che ha reso curabili malattie che non erano curabili e che ha anche trasformato parole: la parola cancro che era una sentenza di morte, è oggi una malattia che in tanti casi si può prevenire e si può anche curare.
Ecco, voi giornalisti avete una grande responsabilità perché siete voi a dover trasmettere le informazioni e io chiedo per la scienza lo stesso trattamento che viene riservato allo sport: io non ho mai sentito commentare una partita di calcio da qualcuno che non sappia che cosa è il fuorigioco. Io non ho mai sentito una telecronaca di gare di motociclette da parte di qualcuno, come me, che non ne capisce niente. Nello sport parlano sempre persone competenti e io, mentre avevo trovato chi mi ha detto che “vaccinare è una cosa da pazzi”, non ho mai sentito uno nelle gare motociclistiche che abbia detto “mettersi il casco è una cosa da pazzi”. Perché certamente ci sarà un matto che lo dice, ma non lo fanno parlare. In televisione non riesce ad accedere.
Ecco, voi avete una responsabilità molto grande, quella di selezionare le fonti, quella di sapere ricordare in maniera convincente, semplice, ma comprensibile, e pure esatta quella che è la scienza, soprattutto nel campo medico, dove sono in gioco le emozioni, è in gioco la pelle, dove è in gioco la sofferenza, la malattia. E io infatti, mentre il primo libro che ho scritto, sui vaccini, l’ho dedicato a mia figlia, il secondo libro, che non parla solo di vaccini ma parla anche di questi argomenti, l’ho dedicato a tutti quelli che insegneranno a mia figlia, Caterina Maria, a distinguere la bugia dalla verità. Perché non si può vivere in un mondo dove la bugia e la verità hanno la stessa dignità.
E tra quelli che glielo faranno sicuramente scoprire saranno i giornalisti bravi che lei incontrerà leggendo i giornali, guardando la televisione e ascoltando la radio. E questo premio mi fa veramente molto piacere, perché arriva da una categoria che è particolarmente importante nel promuovere la corretta informazione in questa tempesta di sciocchezze che oramai è diventato questo mondo, in cui chiunque abbia accesso a Google diventa un medico, chiunque apra un blog è un giornalista, chiunque abbia un iPhone è un fotografo. Oramai questo è il mondo, e però in questo mondo noi dobbiamo andare avanti e il vostro ruolo è molto molto importante. Per cui io vi ringrazio”.

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