Emofilia – Il farmaco biotech scatena più reazioni immunitarie contro la terapia di quello derivato dal plasma umano

Con la scoperta potrebbe essere dimezzata la resistenza alla terapia e garantire a molti più bambini con emofilia una cura adeguata. Lo Studio internazionale, coordinato dal Policlinico di Milano è stato guidato da Flora Peyvandi, premiata dall’UNAMSI nel 2014 col ‘Grande Ippocrate’ quale migliore ricercatore e divulgatore medico-scientifico

MILANO – Fra i due tipi di farmaco utilizzati per curare il difetto della coagulazione del sangue nelle persone con emofilia, quello più recente, biotecnologico, creato in laboratorio con la tecnologia del DNA ricombinante è più ‘immunogenico’ di quello ricavato dal plasma umano, cioè scatena di più la reazione del sistema immunitario del paziente, almeno nei primi mesi di terapia. E’ una scoperta che potrebbe dimezzare la resistenza alla terapia e garantire a molti più bambini con emofilia una cura adeguata.
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Omeopatia: ‘Acqua fresca?’ – Silvio Garattini risponde di sì e lo spiega in un libro

Un volume scritto a più mani con i ricercatori del ‘Mario Negri’, per dimostrare con dati e argomentazioni che i prodotti omeopatici contengono diluizioni del principio attivo molto vicine allo zero e che di conseguenza le terapie omeopatiche non hanno alcuna base scientifica. Un mercato tra i 250 e i 400 milioni. Le contraddizioni della legislazione italiana
 
MILANO – “Acqua fresca?”. Silvio Garattini non ha dubbi nel rispondere così a chi gli chiede cosa pensi dell’omeopatia. E con i contributi di autorevoli ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Milano, di cui è Direttore Scientifico, ha anche curato il libro intitolato appunto ‘Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia”, Sironi Editore, in libreria dall’inizio di Ottobre 2015.
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Tumore prostata: 36mila nuovi casi l’anno, il 20% di tutti i tumori maschili ma la sopravvivenza è del 91% a 5 anni

Primi risultati dello studio Pros-IT : 100 centri coinvolti e 1.684 soggetti arruolati. Il progetto di monitoraggio in Italia promosso dal CNR e dalla sezione Invecchiamento dell’Istituto di Neuroscienze di Padova

ROMA – Il tumore della prostata è la seconda neoplasia più frequentemente diagnosticata nella popolazione maschile mondiale, e in Italia rappresenta circa il 20% di tutti i tumori negli uomini con età pari o superiore a 50 anni (senza considerare i carcinomi della cute). L’incidenza nel nostro Paese è stimata attorno a circa 36mila nuovi casi all’anno, con valori molto variabili tra le varie regioni: più bassi nell’Italia Centrale e Meridionale rispetto alle regioni Settentrionali, forse per una diversa diffusione nell’utilizzo del test PSA.
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