Fangoterapia come futura cura dell’ipertensione arteriosa?

Sottoporsi alla fangoterapia termale non solo non è dannoso per una persona ipertesa, che ottiene un immediato, moderato abbassamento della pressione arteriosa, ma questo beneficio potrebbe protrarsi anche a lungo una volta concluso il ciclo di fanghi, contribuendo al mantenimento di valori pressori normali.
Lo dimostrano i risultati di uno studio pilota di prossima pubblicazione, illustrato dal Professor Arsenio Veicsteinas dell’Università di Milano al 1° Simposio Internazionale di Idrologia Medica svoltosi recentemente a Cuba, cui ha partecipato una delegazione di Giornalisti UNAMSI.
In particolare, Veicsteinas ha illustrato le variazioni che si registrano durante fango-terapia sulla pressione arteriosa di soggetti ipertesi e normotesi anche in trattamento con betabloccanti e calcio antagonisti. Lo studio, che ha coinvolto per il momento solo una ventina di utenti del Medical Hotel Ermitage di Abano, ha fornito risultati positivi che dovranno essere verificati con altri lavori più approfonditi.In particolare, con strumentazione d’avanguardia, è stata misurata la pressione arteriosa battito per battito durante tutto il periodo in cui il soggetto è sottoposto a trattamento con fango che ricopre pressoché tutto il corpo, secondo le modalità usuali. Nel contempo è stata anche determinata la frequenza cardiaca e la gettata cardiaca, sempre con metodo incruento. I risultati sono del tutto incoraggianti. I temuti sbalzi di pressioni dei soggetti in trattamento sono pienamente contrastati dai sistemi autonomi di controllo della pressione e della gettata cardiaca.
Dato l’imponente numero di ipertesi nel mondo (in Italia l’ipertensione arteriosa interessa una persona su tre, ed è dopo i 65 anni di età uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare) questi studi potrebbero anche aprire la strada a percorsi terapeutici naturali, complementari, associabili ad un dosaggio inferiore di farmaci.
Al simposio cubano hanno portato relazioni medici ed esperti provenienti da molte parti del mondo, dalla Russia alla Romania, dalla Spagna all’Italia, nonché da alcune Stazioni Termali di Cuba. Questo ha consentito un ampio confronto con le diverse realtà e con i differenti approcci che vengono attuati nei diversi paesi sia da un punto di vista medico che generale.
Il Prof.Umberto Solimene (Università di Milano), Segretario generale della Federazione Internazionale del Termalismo (Femtec), ha illustrato Hydroglobe, progetto congiunto Femtec-FoRST (Agenzia italiana per la ricerca sul termalismo) in collaborazione con la Società internazionale di Idrologia medica (ISMH) e il supporto tecnico dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Nato due anni fa, questo progetto coinvolge oggi 15 paesi, dalla Russia al Giappone, alla Tunisia, passando per Italia, Irlanda e molti paesi Asiatici ove l’idrologia è vissuta soprattutto da un punto di vista ludico e poco con concetto scientifico. Molto presente Cuba, oggi con 25 Stazioni termali di antica tradizione.
Il Programma di Hydroglobe prevede un approccio globale al termalismo, sia in merito alle problematiche mediche dell’ individuo che alle disponibilità per il conseguimento del massimo benessere fisico. In questa ottica verranno riunite le numerosissime informazioni scientifiche, e inserite in vari gruppi di studio tra il 2014 e il 2023, ”in modo – ha concluso Solimene – da promuovere ‘la salute universale’ mediante Ricerca, Innovazione, Formazione, Comunicazione, Sinergia tra Ricercatori di diverse esperienze e tradizioni”.

di Gabriella Fiecchi

Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

Comments are closed.