Da un biochip la rivoluzione della diagnostica di laboratorio

E’ poco più grande di una chiavetta usb e può contenere da sei a 96 piccolissimi serbatoi: è un biochip che potrebbe, da qui a qualche mese, rivoluzionare gli attuali metodi di diagnosi per ogni tipo di malattia infettiva o genetica. Gli artefici principali di questa ‘ricerca applicata’ sono Fleming Research, Clonit e STMicroelectronics. Ne ha parlato Carlo Roccio,
il ricercatore a capo di Fleming Research e Clonit, a una delegazione di Giornalisti dell’UNAMSI in visita alle due aziende sabato 5 ottobre a conclusione della European Biotech Week.
Il progetto è finanziato dal Ministero della Ricerca per il triennio 2013-2015 con la somma di 12 milioni di euro. Si chiama ‘DNA on Disk’ e permetterà di realizzare il sequenziamento di DNA multipli a livello di un unico biochip.
”Questo biochip – spiega Roccio, – è dotato, nella sua forma più semplice di sei piccoli pozzetti dove si inseriscono il materiale da analizzare (gocce di sangue, di saliva, di urina), reagenti e sonde molecolari fluorescenti dirette verso un determinato bersaglio molecolare, cioè molecole in grado di riconoscere le mutazioni geniche e di attaccarvisi”.
Il biochip così completo viene introdotto in un apparecchio elettronico non più grande di un telefono da tavolo collegato con un Pc. E il gioco è fatto. In meno di un’ora si potrà leggere sul computer il responso: quella goccia di saliva contiene il bacillo della Tbc; oppure il Dna estratto da quella goccia di sangue non ha la mutazione che rende il paziente con epatite C resistente all’interferone gamma; ancora: il Dna della paziente non ha la mutazione del gene Brca, che la rende a rischio di cancro della mammella, ed altro ancora. Ma il sistema prevede anche biochip della stessa grandezza ma con un numero maggiore di pozzetti, fino a 96, per poter diagnosticare contemporaneamente oltre una trentina di mutazioni.
”Il sistema, che ha già una pre-approvazione dall’Fda e aspetta entro la fine di ottobre il marchio CE, è destinato – spiega Roccio – a diventare un prolungamento delle capacità diagnostiche del medico, esattamente come l’ecografo, che damacchina complicata utilizzabile solo in ospedale, può essereora usato dal singolo medico nel suo ambulatorio. E abbiamo calcolato che se un medico fa almeno 1000 test all’anno, ogni test non gli verrebbe a costare più di 20 euro”.
Ma il singolo biochip, una volta ‘caricato’, può anche essere spedito e ‘letto’ in un laboratorio a centinaia di chilometri di distanza. A questo particolare si è interessato il governo della Repubblica Popolare Cinese, che vorrebbe utilizzare il sistema per estendere il servizio di analisi a 200 milioni di abitanti nelle zone rurali e periferiche del Paese.

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